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L’importanza di tornare a ‘sentire’
ascoltare la casa aiuta a ritrovare benessere, coerenza e direzione

Viviamo in case che spesso non ‘sentiamo’ davvero, anche se passiamo gran parte della nostra vita al loro interno. Le scegliamo, le arrediamo, le organizziamo. Ci preoccupiamo che siano funzionali, belle, coerenti con uno stile. Eppure, non sempre ci chiediamo una cosa molto più semplice — e molto più profonda: Come mi sento davvero qui dentro?

Non in modo mentale, cioè razionale, in modo più intuitivo. Forse ci siamo dimenticati del nostro ‘sentire’…

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Quando smettiamo di sentire

Nella vita quotidiana siamo abituati a prendere decisioni usando soprattutto la mente. Valutiamo, confrontiamo, analizziamo. Cerchiamo soluzioni giuste, efficienti, logiche. Questo approccio è utile ma limitato. Perché il nostro sistema più profondo — quello che percepisce sicurezza, benessere e coerenza — non è la mente. È l’intuito, la nostra parte più saggia, che si muove e si esprime attraverso il corpo. A volte lo chiamiamo anche istinto. Infatti spesso usiamo espressioni popolari come  “una sensazione di pancia”, ad esempio, o ”mi fa venire la pelle d’oca” o  ”mi si sono rizzati i capelli” , espressioni che fanno intendere come il corpo prima del noi razionale reagisce.  Come se il corpo sapesse più del nostro cervello, come se fosse in grado di cogliere molte più informazioni di quante il cervello possa elaborare nella stessa circostanza.

È quella parte di noi che si rilassa in alcuni luoghi, si irrigidisce in altri, si apre o si chiude senza un motivo apparente.

E quando perdiamo il contatto con questa dimensione, iniziamo a vivere anche la casa in modo “separato”: e così finisce che abitiamo gli spazi senza sentirli davvero.

La tua casa parla e chiede ascolto

Ci sono case perfette sulla carta che non ci fanno stare bene. E luoghi imperfetti che invece ci fanno respirare. Questo accade perché la relazione con lo spazio non è solo estetica o funzionale. È percettiva, corporea, relazionale. Il nostro organismo legge continuamente l’ambiente: la disposizione degli spazi, la luce, le proporzioni, le distanze, i pieni e i vuoti. E traduce queste informazioni in sensazioni come senso di sicurezza, tensione, apertura, chiusura. Queste risposte arrivano prima del pensiero.

Ma, se non siamo allenati ad ascoltarle, passano inosservate.

Se non senti te stesso, non puoi sentire la casa

Questo è un punto chiave. Molte persone cercano di “sistemare” la casa partendo dallo spazio. Cambiano disposizione, colori, arredi. A volte funziona. Altre volte no. Perché manca un passaggio fondamentale: la capacità di  vedere quello spazio oltre a ciò che gli occhi vedono. un sentire appunto, che andrebbe allenato ad occhi chiusi per tornare a se stessi e ritrovare il contatto con ciò che si prova, le nostra emozioni. Solo così possiamo imparare a  riconoscere cosa  fa stare bene, distinguere ciò che sostiene da ciò che  appesantisce, riuscire ad orientare davvero le scelte.

La casa così diventa da luogo da gestire a luogo con cui entrare in relazione.

Perché questo ascolto è così difficile (e così necessario)

Non tutti sentono il bisogno di ascoltare l’ ambiente naturalmente. O meglio, è come se avessero perso questa capacità delegando tutto il loro ‘potere’ fuori, a qualcosa d’altro o a qualcun altro, quindi non pensano di poterlo fare.

Siamo abituati a cercare soluzioni fuori: in questo ambito si traduce in cambiare casa, cambiare disposizione, cambiare oggetti. Comprare e buttare, il ciclo tossico del consumismo per altro. A volte qualcosa migliora ma non sempre in modo stabile. Perché quando manca un punto di riferimento interno, anche le scelte più corrette restano parziali o non soddisfacenti.

L’ascolto non è un esercizio teorico. È uno strumento di orientamento. Ti permette di riconoscere:

  • cosa è davvero in linea con te
  • cosa non lo è più
  • in quale direzione stai andando

Senza questo passaggio, la casa resta uno spazio da gestire. Con questo passaggio, diventa uno spazio che ti aiuta a ritrovare chiarezza e direzione. E in questo senso l’ambiente può diventare un alleato concreto. Perché a volte è più facile accorgersi di ciò che non funziona fuori, per iniziare a vedere con più lucidità ciò che dentro di noi sta chiedendo attenzione.

La casa come strumento di ascolto

E così, quando inizi a tornare in contatto con le tue percezioni, accade qualcosa di affascinante.

La casa smette di essere un oggetto esterno e si manifesta come uno strumento. Uno spazio che ti aiuta a vedere cose che, altrimenti, resterebbero invisibili. Puoi iniziare a notare, ad esempio:

  • se ci sono stanze o spazi che ti attirano e quali eviti
  • dove ti senti più presente e dove più distratto
  • quali oggetti ti rappresentano davvero e quali no
  • dove il tuo corpo si rilassa e dove è in tensione

Sono sensazioni che ci portano informazioni. La casa non parla in modo simbolico o astratto. Parla attraverso le tue sensazioni.

Come si misura il benessere?

C’è un aspetto importante quando si parla di relazione con lo spazio. Molte delle qualità che rendono un ambiente un valido partner di benessere, non sono né visibili né  misurabili. Non si esprimono in metri quadri, in materiali o in arredi. Eppure si percepiscono.

Nel lavoro di progettazione siamo abituati a dare valore a ciò che è quantificabile. Ma esiste una qualità dello spazio che non si lascia ridurre a un numero. Una qualità che nasce dalla coerenza ‘tra le parti’. 

Nella Progettazione Evolutiva® questa qualità prende forma nella coerenza ambientale.

Non è qualcosa che si può misurare con uno strumento. Ma è qualcosa che si può riconoscere con precisione, perché si ‘sente’ appunto e produce effetti concreti. È una qualità che non si dimostra. Si sperimenta. E per poterla riconoscere serve una competenza sempre più rara: la capacità di ‘sentire’, che implica anche un vedere e ascoltare, oltre. E proprio qui sta il punto. Perché sentire non serve solo a percepire meglio uno spazio. Serve a riconoscere ciò che ci nutre davvero. Un ambiente in coerenza non agisce soltanto sul benessere emotivo della persona. Agisce anche sul suo equilibrio biologico.

Quando uno spazio sostiene, accoglie e risuona con la persona che lo abita, favorisce uno stato interno più stabile: più calma, più chiarezza, più apertura, più energia disponibile. E questo non resta soltanto sul piano psicologico.

Le emozioni sono strettamente collegate alla nostra fisiologia. Ogni stato emotivo coinvolge il sistema nervoso, la produzione ormonale, la risposta immunitaria, il tono generale dell’organismo. Quando siamo sotto stress prolungato, in tensione o in uno stato di abbattimento, il corpo risponde. Quando invece ci sentiamo sostenuti, al sicuro, più coerenti con ciò che viviamo, anche il nostro organismo tende a regolarsi in modo diverso.

È qui che il tema si collega anche all’epigenetica: l’ambiente non è uno sfondo neutro, ma partecipa al modo in cui il nostro organismo funziona. Stress, percezione di sicurezza, qualità dell’esperienza quotidiana e stati emotivi non restano “fuori” dal corpo: entrano letteralmente nella nostra biologia, nel nostro DNA e si traducono in risposte biochimiche.

Per questo sviluppare la capacità di sentire è importante. Non perché tutto debba essere interpretato in chiave emotiva, ma perché il sentire ci aiuta a riconoscere quali ambienti favoriscono davvero il nostro equilibrio, il nostro potenziale e, di conseguenza nel tempo, anche la nostra salute.

Ma sentire non è solo questo: è anche un ritorno a noi stessi e al nostro potere personale.

Abitare diventa una relazione

Quando torni a sentire, cambia anche il modo in cui guardi la casa. Non è più solo un insieme di ambienti da organizzare. È una relazione, dove ciò che sei e ciò che ti circonda si influenzano continuamente e dove ciò che sei finalmente diventa più chiaro,

Se vuoi approfondire questo aspetto, ne parlo meglio nell’articolo dedicato al tema della casa come campo relazionale, capace di influenzare benessere, percezioni e stati interiori. Ed è proprio dentro questa relazione che il sentire diventa fondamentale. Perché è difficile entrare davvero in relazione con uno spazio se prima non si torna ‘a sentire’, perché di ritorno si tratta. 

Conclusione

Prima di cambiare casa, prima di cambiare disposizione, prima di cercare soluzioni fuori, c’è un passaggio più essenziale:

tornare a sentire, ascoltare ciò che è meglio per te, ciò che davvero vorresti essere e diventare.  Perché è da lì che nasce ogni relazione autentica. E anche ogni trasformazione dello spazio.

La casa può diventare molto più di un luogo da abitare. Può diventare uno strumento per ritrovare ascolto, coerenza e direzione. E quando questo accade, trasformare lo spazio significa anche trasformare il modo in cui viviamo noi stessi.

 

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